Louis Vuitton, Gucci, Hermès: sono questi i «campioni del lusso» secondo l’annuale classifica di Interbrand, che analizza il valore economico dei brand a livello globale.
Una classifica, quella della società di consulenza americana, che quest’anno – per quanto riguarda il segmento luxury – propone alcune interessanti novità. Fuori classifica sono finiti infatti brand come Chanel, Rolex e Prada, non per performance negative (tutt’altro) ma per il cambiamento di criteri di valutazione, divenuti più restrittivi, riguardo alla disponibilità di informazioni pubbliche.
In altre parole: si tratta di brand che hanno meno esigenze di diffondere informazioni sulla loro natura societaria o sui dati disaggregati e quindi non sono stati presi in considerazione per la classifica 2010.
Un esempio per chiarire il concetto? «E’ quello di Prada», spiega Manfredi Ricca, managing director di Interbrand Italia, «che se fosse in classifica avrebbe con ogni probabilità un valore superiore rispetto all’anno precedente, ma che non pubblica dati sufficientemente disaggregati e analitici rispetto ai diversi brand di proprietà, come Church’s ad esempio».
E, per mantenere la massima trasparenza, Interbrand non richiede informazioni aggiuntive alle aziende ma si basa su quelle liberamente disponibili sul mercato: analisi finanziarie, bilanci, visure, stampa specializzata. Senza questi tre brand che, lo scorso anno, occupavano rispettivamente il 3° (Chanel); 4° (Rolex) e 8° (Prada) posto della classifica del segmento luxury, molte sono le novità in una classifica dominata (come sempre) da Louis Vuitton, il cui valore economico del brand è di 21,860 miliardi di dollari, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente.
Mentre al secondo posto si conferma Gucci (valore 8,346 miliardi di dollari a +2%), la new entry ai piani alti della classifica è Hermès (4,782 miliardi di euro a +4%). Seguono Tiffany (4,127 miliardi di dollari a +3%), Cartier (4,052 miliardi di dollari a +2%), Ferrari (3,562 miliardi di dollari a +1%), Armani (3,443 miliardi di dollari) e Burberry (3,110 miliardi di dollari).
Una sfilza di «+» che, come spiega Manfredi, «dimostra come i brand di lusso siano andati bene e nonostante un anno tragico come il 2009 i brand di alta gamma hanno dimostrato una stabilità invidiabile».